mercoledì 18 giugno 2008

LUCIANO TOVOLI, LA GRANDE ARTE DELL’IMMAGINE AL NAPOLI FILM FESTIVAL




Dopo le incertezze iniziali, il NFF sembra una batteria di fuochi d’artificio. Già ieri, un’anonima giornata di pioggia napoletana era stata rischiarata da capolavori come “Parenti serpenti” del Grande Assente Mario Monicelli, “L’ultima tentazione di Cristo” con Willem Dafoe, a giorni ospite del Festival e da “Sabato, Domenica e Lunedì” nella versione magistralmente interpretata da Toni Servillo. In serata, ogni snobismo di pubblico e critica era saltato di fronte alla visione ravvicinata di Alessandro Gassman, ex Antipatico del Cinema italiano, oggi più che mai poliedrico, poetico e fragile nel recitare da Attore anche per il piccolo schermo. Felice il pubblico femminile, felici gli organizzatori, penalizzati, va detto, dalla comunicazione istituzionale e dalla città, in quello che forse può essere considerato l’annus horribilis di Napoli. Ma oggi, tra “Amici miei”, “Spiderman”, l’omaggio a Gabriele D’Annunzio e “L’ultimo inquisitore” di Milos Forman, vanno appuntate in agenda almeno due cose: la possibilità di vedere stasera da vicino “Il Divo” Toni Servillo, che avrà l’omaggio del pubblico del Napoli Film Festival, e in mattinata, alle 10,00, un grande talento del cinema mondiale, Luciano Tovoli. Suoi sono i colori e le costruzioni di immagini diventati sogni e a volte incubi. Un grande direttore della fotografia, che varcati i settant’anni, è conteso come un giovanotto tra U.S.A. e Italia, per quella mano artigianale e quel talento visionario che ha trasformato in immagini nitide anche visioni estreme. La cupa vita da emigrante in “Pane e cioccolata”, il giallo sofisticato di “Professione Reporter” e quello più provinciale ne “La donna della domenica”, passando per le provocazioni di “Ciao, Maschio”, gli oltraggi scanzonati de “Il Pap’Occhio”, l’ingenuità colorata di “Bianco, Rosso e Verdone”, e la malinconia del passato in “Splendor”, fino ai toni sospesi nel fiabesco “I viaggi di Capitan Fracassa” e al modernissimo “Murd3r by numbers”. Ma lo sguardo di questo grande artista del nostro Cinema per almeno due volte è stato una lama… d’Argento, costruendo la violenza grafica e psicologica di “Tenebre” e il suo capolavoro di direttore della fotografia, quel romanzo di formazione horror che è “Suspiria”, che in un collegio di Friburgo dispensa sangue e malvagità, ma anche innocenza violata, in un ineguagliabile alternarsi di rossi, blu e gialli accesi e malsani. Il più grande film horror della Storia, dicono. Da rivedere stamattina con chi rese per immagini la fantasia granguignolesca di Dario Argento. Giusto che il Ministro Bondi si congratuli con gli organizzatori, che hanno dimostrato che nel Cinema nulla è scontato, e persino quanto crediamo di aver visto e di conoscere, nasconde sempre nuove linee di esplorazione.

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